La tensione tra Washington e Teheran ha guadagnato un nuovo capitolo domenica, con uno scambio di attacchi aerei che ha coinvolto missili e droni. Il focus della disputa è lo Stretto di Hormuz, un corridoio marittimo attraverso il quale passa gran parte del petrolio globale.
Le Guardie Rivoluzionarie Islamiche hanno annunciato sabato, tramite l’agenzia statale PressTV, il blocco totale della rotta alle imbarcazioni. "Nessuna imbarcazione avrà il permesso di transitare nello stretto", ha indicato il comunicato diffuso dall’emittente iraniana.
L’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha respinto la versione rilasciata in un’intervista al programma "Meet the Press", della NBC News, affermando che il passaggio resta aperto al traffico commerciale. Aveva già autorizzato nuovi bombardamenti contro obiettivi iraniani sabato.
L’ordine è arrivato dopo l’attacco alla portacontainer M/V GFS Galaxy, con bandiera cipriota. Secondo il Comando Centrale americano, l’imbarcazione ha subito un incendio e danni alla sala macchine, e un membro civile dell’equipaggio risulta ancora disperso.
Teheran ha risposto colpendo installazioni americane in paesi vicini. Il Qatar ha intercettato missili balistici, il Bahrein ha chiesto ai civili di cercare rifugio e il Kuwait ha riferito di dover affrontare "obiettivi aerei ostili".
La diplomazia regionale ha reagito con durezza. Il Ministero degli Esteri del Qatar ha accusato l’Iran di essere "totalmente e legalmente responsabile di questi attacchi e delle loro ripercussioni e conseguenze", mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato le offensive contro Bahrein, Kuwait, Qatar, Giordania e Oman.
Il Centcom ha pubblicato su LinkedIn che "l’Iran non controlla lo stretto. Il traffico sta scorrendo", ribadendo che le forze americane garantiscono la libertà di navigazione nella regione.
L’impasse ha origine nel memorandum firmato il 17 giugno, che prevedeva il passaggio sicuro e l’esenzione dal pagamento dei pedaggi per 60 giorni, ma ha lasciato le rotte indefinite. Per David Goldwyn, ex inviato speciale del Dipartimento di Stato, "il problema fondamentale qui è che il memorandum d’intesa non è giunto a un consenso in merito alla gestione del traffico marittimo attraverso lo stretto".
Nel frattempo, Oman tenta di mediare. I diplomatici riferiscono che Francia e Regno Unito stanno valutando proposte di tariffe di navigazione non obbligatorie, soggette all’approvazione dell’Organizzazione Marittima Internazionale, in un momento in cui il mercato globale dell’energia e le criptovalute seguono da vicino i rischi geopolitici.

