Una nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran ha di nuovo aumentato la tensione in Medio Oriente e riacceso le preoccupazioni per l’approvvigionamento globale di petrolio. Nella notte di lunedì, le forze americane hanno effettuato un nuovo ciclo di attacchi contro obiettivi iraniani, mentre gli houthi dello Yemen, gruppo sostenuto da Teheran, hanno annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita, aumentando il rischio di interruzioni nelle principali rotte marittime della regione.
Il nuovo episodio avviene in un momento in cui mediatori regionali cercano di negoziare una tregua di dieci giorni tra Washington e Teheran. La proposta mira a ridurre le ostilità e a riprendere il memorandum d’intesa firmato in precedenza, anche se gli analisti ritengono che raggiungere questo obiettivo resterà una sfida.
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), l’operazione militare è iniziata alle 21h (ora dell’Est degli Stati Uniti). In un comunicato, l’organo ha informato: “Le forze americane hanno attaccato centri di comando militari iraniani, installazioni marittime, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea per degradare la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare le imbarcazioni commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz.”
Nonostante le offensive, il Centcom ha affermato che il flusso di navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz resta attivo. Dall’inizio di maggio, circa 900 imbarcazioni commerciali e circa 450 milioni di barili di petrolio greggio hanno attraversato la via d’acqua con il supporto delle forze americane.
Ore dopo, il conflitto ha assunto nuovi sviluppi. L’Iran ha lanciato un attacco contro una petroliera che navigava nello Stretto di Hormuz, costringendo l’equipaggio ad abbandonare l’imbarcazione. La regione è considerata una delle rotte marittime più importanti del pianeta, responsabile del passaggio di circa il 20% del petrolio commerciale scambiato a livello mondiale.
Allo stesso tempo, il Kuwait ha comunicato che attacchi iraniani hanno colpito diverse centrali per la produzione di energia e per la desalinizzazione dell’acqua. Secondo il Ministero dell’Energia, Acqua e Energie Rinnovabili del Paese, gli incendi sono stati controllati e le squadre continuano a lavorare per il ripristino degli impianti, fondamentali per l’approvvigionamento di acqua potabile della popolazione.
Un altro fattore che ha aumentato la preoccupazione dei mercati è stato l’annuncio degli houthi di un embargo marittimo immediato contro l’Arabia Saudita. Il gruppo ha accusato Riad di mantenere un “assedi aggressivo” e ha affermato che la misura rappresenta una risposta alle azioni militari saudite.
La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha reagito rapidamente, definendo la decisione “una palese violazione del diritto internazionale” e promettendo di rispondere al blocco navale.
Gli effetti si sono visti immediatamente sul mercato dell’energia. Il petrolio Brent, riferimento internazionale, ha raggiunto a registrare una forte volatilità ed era scambiato in rialzo dell’1,1%, quotato a US$ 90,20 al barile. Anche il West Texas Intermediate (WTI), riferimento negli Stati Uniti, avanzava dell’1,1%, arrivando a US$ 84,13.
Oltre al petrolio, gli investitori hanno seguito gli sviluppi in diversi mercati, incluso quello delle criptovalute, poiché i periodi di instabilità geopolitica tendono a influenzare il comportamento degli asset globali. Nel frattempo, gli operatori restano attenti alle negoziazioni diplomatiche, che possono determinare i prossimi passi della crisi tra Stati Uniti e Iran.

